martedì 15 novembre 2016

Chi è il diretto responsabile dell'AIRE?

Agli italiani residenti a Gerusalemme è stata recapitata la lettera di Matteo Renzi, che invita a votare Sì al referendum, indirizzata a: "Gerusalemme, Palestina". E' una vergogna, da non sottovalutare.
Come è stato ben specificato, questa lettera NON era una iniziativa istituzionale. Dunque, apparentemente, il governo non c'entra nulla: si tratta di una lettera "PRIVATA", del Comitato per il Sì, inviata a tutti gli italiani residenti all'estero, iscritti all'apposita Anagrafe (Aire). Nè Renzi né Gentiloni possono essere ritenuti responsabili politicamente o personalmente di questa offesa.
Ma il problema rimane.
Se la lettera è "privata", gli indirizzari sono "pubblici", a disposizione di tutti. La prima, doverosa domanda è: chi detiene e cura questa anagrafe? Chi ne è il diretto responsabile? Perché in un indirizzario pubblico, anzi DI STATO, è scritto "Gerusalemme, Palestina"? Chi lo ha scritto, e quando? Immagino che questi indirizzari siano stati compilati anni or sono, sotto un altro governo e un'altra amministrazione. Magari, che so, per iniziativa del governo, e del ministro, che a suo tempo si fecero promotori dell'iniziativa di fare votare i nostri connazionali in giro per il mondo. Vuoi vedere che...? Forse ne scopriremo delle belle.
Oppure tante altre lettere, tante altre volte, sono state spedite agli stessi destinatari, ma PER LA PRIMA VOLTA, solo in questa occasione, recavano questo insultante indirizzo?
Dunque la domanda principale rimane: chi è, direttamente e materialmente, il responsabile dell'AIRE?

lunedì 14 novembre 2016

Il Parlamento “delegittimato”: altra panzana

Un’altra bufala messa in circolazione in questo periodo dai sostenitori del No è quella secondo cui questo governo (“che non è mai stato eletto dal popolo”) e questo Parlamento (“eletto, anzi nominato con una legge dichiarata incostituzionale da una sentenza della Corte”) non sarebbero legittimati – anche dal punto di vista formale, legale e giuridico – a proporre e a votare una riforma costituzionale. Si tratta di tesi del tutto inconsistenti e infondate, e anche un po' ridicole.
Punto primo. In Italia siamo in “regime parlamentare”. Cioè il governo trae legittimità unicamente dalla fiducia del Parlamento. Da nient’altro. Nessun governo, dal ’48 a oggi, è mai stato eletto direttamente “dal popolo”. Il popolo elegge il Parlamento, il Parlamento vota (o nega) la fiducia al governo. E basta. Negli ultimi 20 anni, l’introduzione di un sistema elettorale maggioritario (prima il Mattarellum, poi il Porcellum) ha creato in molti un errore di percezione: costoro hanno avuto “l’impressione” di eleggere il governo, tramite un leader e la sua coalizione vincitrice (Berlusconi, Prodi). Ma non è stato così. Infatti, ogni volta che quella maggioranza è saltata, se ne è creata un’altra e il Parlamento ha votato la fiducia a un altro governo (non mi dilungo negli esempi). E così sarà in futuro, anche dopo l’eventuale vittoria del Sì alla riforma costituzionale, perché la riforma non tocca la natura del regime parlamentare. Questo governo è legittimo quanto tutti i precedenti.
La seconda tesi, secondo cui il “Parlamento dei nominati” non sarebbe autorizzato a modificare la Costituzione, perché delegittimato dalla Corte, è appena un poco più insidiosa e suggestiva, ma altrettanto infondata.
La sentenza della Corte costituzionale (1/2014) che ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge elettorale, dice chiaramente che la decisione “non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esisti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto”. E aggiunge che, “del pari, non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali”.
Il linguaggio è ostico, ma il significato è chiaro. Nessun equivoco è possibile. Eppure c’è chi tenta di sollevare polveroni pseudo-giuridici, confidando nella complessità della materia.
E’ il caso del prof. Guido Calvi, ex senatore Pds, membro non togato del Consiglio Superiore della Magistratura, che ancora nei giorni scorsi ha sostenuto che “la sentenza della Corte costituzionale del 2014, dichiarando incostituzionale il Porcellum, ha anche prescritto che il Parlamento “rimaneva legittimamente in carica solo (???) per poter fare una nuova legge elettorale”, mentre invece si è messo mano alla Costituzione”.
Questa sparata, sparsa ai quattro venti dai “Giuristi del No”, è evidente frutto di malafede e disonestà intellettuale. Calvi non può non conoscere la sentenza della Corte, che oltretutto più avanti specifica:
E’ pertanto fuori da ogni ragionevole dubbio che nessuna incidenza è in grado di spiegare la presente decisione neppure con riferimento agli atti che le Camere adotteranno prima di nuove consultazioni elettorali: le Camere sono organi costituzionalmente necessari e indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare”.

Non bisognerebbe mai contrabbandare le proprie opinioni come legge per tutti; e meno che mai confondere i desideri con la realtà. Non si fa, senatore Calvi.

giovedì 10 novembre 2016

"Per la gloria", di James Salter (Guanda)

        A sessant'anni dalla prima edizione, Guanda Editore ripropone al pubblico italiano "Per la gloria" (The hunters) il primo e più celebre romanzo di James Salter, un classico della letteratura di guerra. La mia recensione, sul quotidiano Il Foglio di stamane.

      http://www.ilfoglio.it/libri/2016/11/10/per-la-gloria___1-vr-150879-rubriche_c332.htm

mercoledì 9 novembre 2016

E adesso chi farà appello alla calma, Trump?

Ieri sera ho rivisto in dvd "L'ospite inatteso", un bellissimo film americano di Tom McCarty, con un Richard Jenkins da oscar. E’ un film "democratico" del 2008, in tema di immigrazione e società multietnica, girato al tramonto dell'era Bush. Eravamo alla vigilia della vittoria di Obama, ma il regista non poteva saperlo. Anch'io non lo sapevo, ma è stato il mio personale congedo dall'America democratica di questi anni. Lo avrei scoperto solo qualche ora più tardi. L’ospite inatteso, era Trump. Pazienza.
Sono molto avvilito e preoccupato, come tanti di voi immagino.
Temo soprattutto che, al prossimo afro-americano abbattuto come un cane dalla polizia, si scateni una tale ondata di violenza da fare impallidire il ricordo delle rivolte nere del '68. In America quasi tutti hanno un’arma e sanno usarla, come del resto piace ai sostenitori di Trump. E allora chi farà appello alla calma? Chi, Trump forse...?
Coraggio, amiche e amici. Sforziamoci di pensare positivo e di essere ottimisti. Si tratta di quattro anni. I Democratici americani hanno quattro anni di tempo per costruire la leadership di un/una quarantenne brillante, innovativo e capace. E se Trump farà troppi danni, il vecchio e glorioso Partito Repubblicano avrà quattro anni di tempo per trovare un candidato conservatore più serio e credibile, che sappia sbarrargli la strada. O forse Trump non farà troppi danni, perché si renderà conto che vedere la politica “dall’alto”, e prendersi la responsabilità di governare, è tutt’altra cosa, rispetto a vincere una campagna elettorale.

Di tutte le ipotesi, quest’ultima mi sembra la meno probabile.

martedì 8 novembre 2016

“Entriamo nel merito! Entriamo nel merito!”. E poi…

Voto Sì al referendum, sia per valutazioni di ordine politico generale, sia per un giudizio positivo sulla riforma costituzionale. Ogni volta che sottolineo le mie ragioni politiche, i sostenitori del No si inalberano: "STIAMO VOTANDO UNA RIFORMA COSTITUZIONALEEEE...!!!". E ogni volta che affronto la riforma, ne faccio lo spezzatino, la esamino punto per punto, e cerco di spiegare le ricadute positive dell'uno o dell'altro aspetto, gli stessi sostenitori del No mi spiegano che la loro contrarietà è sulla riforma “nel suo complesso”, non su questo o quel singolo punto di cui parlo, sul quale - magari a denti stretti - sarebbero anche disposti a dirsi d'accordo con me.
Oppure non rispondono nulla, perché non sanno cosa dire. Forse non conoscono neanche tanto bene il testo, non hanno fatto la fatica di studiarlo come invece ho fatto io, povero ingenuo. Ho partecipato a discussioni davvero surreali, su facebook. Personalità anche autorevolissime mi hanno dimostrato – con i loro post – di non conoscere affatto la materia oggetto del contendere.
Per esempio, qui nel mio blog ho dimostrato, cifre alla mano, che non è affatto vero che con questa riforma, abbinata alla legge elettorale, "il governo potrà eleggere il Presidente della Repubblica e i giudici costituzionali". Lo abbiamo sentito ripetere tutti un milione di volte, eppure E’ FALSO. E’ una tesi priva di qualsiasi fondamento, giuridico, politico e anche semplicemente aritmetico.
Ho anche scritto delle garanzie maggiori, e non minori, che la riforma garantisce alle opposizioni parlamentari; della limitazione alla decretazione d'urgenza, dei disegni di legge governativi “a data certa”, del "giudizio preventivo di costituzionalità" sulle leggi elettorali. Niente da fare. Di fronte ad argomenti precisi, a un’analisi approfondita del testo, i sostenitori del No non sanno cosa dire: o inveiscono, o tacciono.

Nei prossimi giorni parlerò dei risparmi che la riforma comporta, ma soprattutto del nuovo Senato.

venerdì 4 novembre 2016

"Gli atei mi annoiano, perché parlano sempre di Dio"

Un tizio in Israele dice che il terremoto in Italia centrale è un castigo di Dio, per punire l'Italia che si è astenuta nel vergognoso voto all'Unesco contro Israele. Un altro tizio, ai microfoni di Radio Maria, dice che il terremoto in Italia centrale è un castigo di Dio, per punire l'Italia che ha approvato la legge sulle unioni civili. Questo per quanto riguarda ebrei e cattolici. Potrei fare altri esempi, ancor più eclatanti, su cristiani protestanti e ortodossi, per non parlare dei musulmani. Ma è inutile. Mi chiedo, e vi chiedo: forse una riflessione di fondo, non episodica, sulle religioni in generale, e sul c.d. "timor di Dio", e sulla stessa esistenza di un Dio creatore, andrebbe fatta, o no? Quanto tempo ancora dovrà passare, quante altre cose dovranno succedere, prima che l'umanità prenda finalmente coscienza del fatto che Dio è un prodotto dell'immaginazione umana, una finzione della nostra mente, una proiezione del nostro desiderio di assoluto...? Costa davvero così tanto, è così doloroso dover finalmente confessare a se stessi che è l'uomo che ha creato Dio, e non il contrario? Fatelo infine, serenamente, e vi ritroverete magari un po' più in pace con voi stessi. Questa vita è tutto quello che abbiamo: cerchiamo dunque di godercela in tutta libertà, nei limiti del possibile, e di convivere nella tolleranza reciproca. Parliamone. Concordiamo delle regole, mettiamoci d'accordo fra di noi. Trattiamo, senza pregiudizi.
(La citazione del titolo è tratta da "Opinioni di un clown", di Heinrich Boll, un romanzo che io ho amato molto).

martedì 1 novembre 2016

Il giudizio “preventivo” sulla legge elettorale

La riforma costituzionale di Renzi aumenta i diritti e le garanzie per le opposizioni anche per quanto riguarda la legge elettorale. Il nuovo articolo 73, infatti, prevede che la Corte costituzionale possa valutare le leggi elettorali della Camera e del Senato, PRIMA che esse entrino in vigore.
In particolare, questo “giudizio preventivo di costituzionalità” può essere richiesto alla Corte Suprema su iniziativa di un quarto dei membri della Camera, oppure di un terzo dei membri del Senato. Questa norma, pertanto, rafforza il ruolo e le prerogative delle opposizioni, introducendo una tutela che assolutamente NON ESISTE nella Costituzione attuale.
La richiesta può essere avanzata entro dieci giorni dall’approvazione della legge; la Corte costituzionale, a sua volta, deve pronunciarsi entro trenta giorni.
Questa nuova formulazione è stata studiata per evitare che si ripeta quanto accaduto nel gennaio 2014, quando la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità della legge elettorale vigente (il famigerato Porcellum) che era stato introdotto ben otto anni prima (dicembre 2005). Prima che la Corte si pronunciasse, gli italiani avevano già votato tre volte con questo sistema (2006, 2008 e 2013).
Anche se la Corte ha stabilito che il giudizio di (parziale) incostituzionalità non comporta affatto, automaticamente, la illegittimità del Parlamento, è chiaro a tutti che questa situazione era da sanare.
E’ utile anche ricordare che attualmente si può chiedere il giudizio della Corte costituzionale solo su iniziativa di un giudice durante un processo, oppure in caso di conflitto di potere fra lo Stato e le Regioni. Il “giudizio di costituzionalità preventivo” non è previsto nel nostro ordinamento (con la sola eccezione degli Statuti regionali). L’inserimento di questa norma in Costituzione era doveroso. Essa legittima l’operato del Parlamento, tutela l’opposizione, rafforza il sistema istituzionale nel suo complesso.

I fautori del No possono continuare ad abbaiare alla luna.