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giovedì 29 ottobre 2020

"Il sentiero delle babbucce gialle" (Kader Abdolah, Iperborea)

Qui di seguito, la mia recensione di "Il sentiero delle babbucce gialle", di Kader Abdolah (Iperborea, 415 pagine, 19,50 euro) pubblicata sul quotidiano Il Foglio di mercoledì 28 ottobre.

“Non avevo intenzione di scrivere un libro. Mi è capitato, come mi sono capitate tante altre cose (…) Di professione sono cineasta (…) ma ho capito che la letteratura è l’unica espressione con cui si può raccontare una storia nella sua totalità”.

Anche l’autore, come Said Sultanpur, è un persiano naturalizzato olandese. Solo che Kader Abdolah (La casa nella moschea, Uno scià alla corte d’Europa) si è integrato al punto da essere premiato come uno dei migliori scrittori di lingua nederlandese, mentre il secondo non può far altro che consegnare un manoscritto lungo e sgrammaticato all’amico, pregandolo di trarne qualcosa.

Inizia così, la biografia dolce e dolente, avvincente e drammatica di Sultan – poeta, drammaturgo e regista di fama internazionale – che viene condannato a morte due volte, la prima (poi commutata in ergastolo) da un tribunale dello Scià; la seconda dal regime teocratico dell’ayatollah Khomeini.

Sultan è un bambino sensibile, curioso. Vive esperienze crude: il sesso, in una cittadina di provincia, possono essere le coetanee provocanti e precoci, ma anche i bulli di paese che ti vogliono violentare. Il ragazzo è intraprendente e innamorato, fotografa tutto e tutti, aiuta la cugina più grande a organizzare un corso di inglese per sole donne. Si procurano una trentina di banchi, si presentano 276 ragazze. La modernizzazione iraniana è lenta e farraginosa, incontra difficoltà, ostilità, violenza.

“Nella piazza del boulevard aprì un cinema. Religiosi e fedeli si erano opposti a lungo all’iniziativa, ma alla fine la polizia li costrinse ad accettarla (…) Naturalmente il proprietario non era musulmano, ma un immigrato armeno di religione cristiana. Gli armeni esercitavano tutte le attività vietate ai musulmani. Così in città c’era anche un caffè dove si servivano alcolici”.

Sultan abbandona la macchina fotografica a vantaggio della cinepresa, diventa un regista famoso e acclamato, il corso degli eventi lo sospinge lungo un sentiero sempre più avventuroso, con scelte difficili e rischiose: aiuta la resistenza nelle azioni più temerarie, viene scoperto, imprigionato, torturato e condannato a morte. Graziato, passerà dieci lunghi anni nelle carceri dello Scià, fino alla rivoluzione del 1979.

Sultan viene liberato dalla folla che invade il carcere, ma l’illusione della libertà è breve: “L’ayatollah Khomeini pronunciò una fatwa: il cinema è haram! Le sale cinematografiche sono luoghi di peccato”.

Per il regista che da bambino leggeva i gialli di Mickey Spillane, la strada è segnata. Non gli resta che riprendere la strada pericolosa dell’opposizione, della resistenza, della fuga, dell’esilio.

“C’era un folto gruppo di imam ad aspettarlo, chi con il turbante bianco, chi con il turbante nero. Quando l’ayatollah comparve sul balcone, agitarono il pugno scandendo slogan. La trovai una scena spaventosa: quegli imam si preparavano a detenere il potere per i futuri cent’anni almeno. Era la storia che per un istante prendeva corpo nei loro panni. Stavo filmando la storia”.

mercoledì 1 agosto 2018

"Uno scià alla corte d'Europa", di Kader Abdolah

Lo Scià di Persia, incapace di adeguarsi a una realtà della quale pure è curiosissimo, cede all’Impero britannico i diritti sulle immense risorse del sottosuolo, in cambio di una somma di denaro ridicola, che però gli serve per finanziare il suo lungo e faraonico viaggio, attraverso le capitali del vecchio continente. Egli può così incontrare lo Zar, il Kaiser e Bismark, la regina Vittoria, oltre a una miriade di personaggi minori e minimi, fino all’atelier degli impressionisti parigini, dove il viaggio si conclude. (...)
“L’incontro con Guglielmo gli aveva fatto capire di essersi reso alquanto ridicolo nelle città che aveva visitato. I re non contavano più niente in Europa. A un tratto, l’entusiasmo delle migliaia di persone che lo acclamavano gli apparve sotto un’altra luce. In realtà, tutta quella gente accorreva ad ammirare un re del Medioevo, una specie estinta. Una sorta di dinosauro, di cui quella lunga carovana era la coda”. (...)

A questo link, la mia recensione completa di "Uno scià alla corte d'Europa", di Kader Abdolah (Iperborea) pubblicata sul quotidiano Il Foglio di stamane.
https://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2018/08/01/news/uno-scia-alla-corte-d-europa-kader-abdolah-una-fogliata-di-libri-208219/

lunedì 27 novembre 2017

"La priorità, per Israele, è rappresentata dalla minaccia iraniana"

«Io sono ateo, non ne ho mai fatto mistero. La mia passione per questa causa non nasce da un particolare interesse per l’ebraismo, bensì dall'esigenza tutta politica di difendere l’unica oasi di democrazia del Medio Oriente allargato, una regione in cui i diritti civili sono inesistenti. È un grande onore per me essere stato eletto presidente dell’UDAI». (...)
Gli europei non conoscono né la storia di Israele né la geografia del Medio Oriente, per non parlare della complessa situazione politica dell’area, in continuo mutamento. Si tratta quindi per noi di far conoscere la realtà di Israele al di là di come viene vissuta nell'immaginario collettivo occidentale. Abbiamo il dovere di raccontare Israele non solo per le sue eccellenze, ma anche nella sua vita quotidiana, all'interno di una dimensione democratica. Insomma, si tratta di smontare pregiudizi e luoghi comuni... (...)
La vera priorità, per Israele, è rappresentata dalla minaccia iraniana e dall'espansionismo sciita, la cui area di influenza arriva direttamente fino al Mediterraneo. Un potere immenso, mai avuto prima d’ora dagli sciiti. (...)

A questo link, il testo integrale della mia intervista a Mosaico, il bollettino della Comunità ebraica milanese.
http://www.mosaico-cem.it/comunita/insider-associazioni/litta-modignani-laico-non-ebreo-combattero-difendere-israele-la-sua-legittimita-esistere