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martedì 12 settembre 2017

Il Corriere qualunquista

Pare che Urbano Cairo abbia dichiarato che il suo modello di Corriere della Sera sia “La Notte” di Nino Nutrizio. Non so se questa affermazione sia vera - ho solo raccolto una voce fra le tante – ma purtroppo bisogna ammettere che è verosimile.
Chissà quanti ricordano La Notte, i più giovani sicuramente no. Era un giornale che usciva nel pomeriggio, con grandi titoloni in prima pagina, spesso incentrati su episodi di cronaca nera. In politica, lanciava grandi invettive contro i partiti e le tasse, ispirate a un poujadismo fascistoide. Ricordo un editoriale che diceva: “Trecento persone manifestano a Madrid contro il franchismo: e tutti gli altri spagnoli, quelli che vanno a lavorare, si divertono, stanno seduti al bar, si fanno i fatti loro, non contano nulla? Contano solo i social-comunisti!”.
Però La Notte vendeva bene, era un giornale “popolare” (io ragazzino lo prendevo per la pagina dei cinema, l’ultima, che era imbattibile). Non ho conosciuto Nutrizio, me ne hanno sempre parlato come di un gran maestro di giornalismo, carismatico e geniale. Gradualmente La Notte, il Corriere d’Informazione e tutti i pomeridiani sono scomparsi.
Ma torniamo al Corriere.
Oggi la grande stampa è in difficoltà, i giornali non li legge quasi più nessuno. Non stupisce che il Corriere, orfano di una “grande borghesia” che non esiste più e di un ceto medio impoverito, finisca nelle mani di un editore rampante e nazional-popolare, con interessi nel calcio e nel settore televisivo. Non è neanche il primo.
Il suo “nuovo” Corriere della Sera abbonda di cronaca nera e articoli di costume. Lo stupro di Rimini occupa pagine e pagine per due settimane, anche dopo che i responsabili sono stati assicurati alla giustizia; la copertina del supplemento “7” si interroga sulle caratteristiche della vanità maschile, e così via.
L’operazione non è priva di conseguenze anche sul piano politico. Matteo Salvini è trattato alla stregua di un grande leader, così come i due giovani “statisti” emergenti Di Maio e Di Battista. Grandi e belle foto, articoli volti ad accreditare una loro presunta “svolta moderata”, interviste in ginocchio che eludono i problemi reali e le domande scomode. Giovedì scorso è stata la (ennesima) volta di Davide Casaleggio. Nessuno osa chiedergli: “Scusi, ma lei, chi è? Oltre all’azienda, ritiene forse di avere ereditato dal padre anche la leadership?”.  Per non parlare, che so, delle coperture finanziarie del reddito di cittadinanza, sulle quali pare che a Cernobbio il furbo Di Maio abbia glissato. Per contro, ogni articolo enfatizza le difficoltà del governo, minimizza i risultati positivi dell’economia, esagera oltre ogni limite gli scontri interni al PD, ridicolizza o mistifica qualsiasi uscita di Matteo Renzi, il cui tour in Sicilia è definito “forsennato”. Caspita, che obiettività.

E’ giusto che il più antico e prestigioso quotidiano italiano finisca su quella strada? Io credo di no. Restano gli storici editorialisti, di grande prestigio, che tengono la barra dritta soprattutto nella politica internazionale. Ma Panebianco, Galli della Loggia, Pigi Battista, Aldo Grasso, cosa hanno mai a che fare con Nino Nutrizio? Se anche il quotidiano più autorevole dovesse cedere al vento del populismo, sarebbe “La Notte” del giornalismo italiano.

mercoledì 19 luglio 2017

Ma Davide Casaleggio, chi è...???

Gianroberto Casaleggio (1954-2016) imprenditore nel settore comunicazione, è stato il co-fondatore di un movimento politico. Ma suo figlio Davide, chi è? Che ruolo ricopre, e a che titolo?
Costui ha ereditato l’azienda paterna, e va bene. Ma ha ereditato anche la leadership del “Movimento”? All’inizio ci si sentiva rispondere: Davide è solo un consulente, esperto di comunicazione. Per la verità, Grillo ci aveva provato anche con il padre, ma presto si era dovuto arrendere all’evidenza: senza la regìa di Casaleggio, il comico/cabarettista non sarebbe mai arrivato a questi risultati. Perciò la co-leadership dell'imprenditore era stata riconosciuta, e la somiglianza con il “partito-azienda” di Berlusconi sottaciuta. Presentato alla grande da Grillo, Casaleggio-padre interveniva dal palco alle manifestazioni e, non essendo un grande oratore, invitava il pubblico a scandire “Ber-lin-guer, Ber-lin-guer”. Pace ai sepolti.
Con Davide Casaleggio le cose sono andate più o meno allo stesso modo. Inizialmente, gestiva solo la famosa piattaforma “Rousseau” (i grillini amano la “volontà generale” e la democrazia totalitaria, e dunque Rousseau; della libertà individuale e della separazione dei poteri, di Voltaire e di Montesquieu, non parlano mai). Poi però cominciano a fioccare le interviste.
Il 3 aprile il Figlio del Fondatore dichiara al Corriere: “In autunno sceglieremo il candidato premier”. Caspita che consulente. Il 20 maggio affianca Beppe Grillo nella marcia Perugia-Assisi per il c.d. “reddito di cittadinanza”. Domenica 11 giugno lo stesso Corriere fa uno scoop:  “Grillo-Casaleggio, summit al ristorante”. Summit? Il 14 giugno, dopo la sconfitta elettorale, Davide Casaleggio dichiara: “Ora ci sarà meno pressione. Ecco le nuove regole”. Le nuove regole… per cosa? Per selezionare i candidati e la classe dirigente del “Movimento”, dopo la figuraccia di Genova. Dunque, nel Movimento, chi comanda è lui, che conta più di qualsiasi parlamentare e membro del "direttorio". Infine, venerdì 7 luglio, apprendiamo che M5S-Rousseau hanno raccolto, congiuntamente, 22.500 euro di “donazioni”, esattamente allo stesso titolo di tutti gli altri partiti. Per la precisione: 14.000 dal M5S siciliano e 8.500 da tale Filippo Pittarello, che è un collaboratore dello stesso Casaleggio. Dunque il M5S non ha uno statuto, per non assomigliare agli altri partiti; però l’Associazione Rousseau sì, ce l’ha, sennò non potrebbe incassare i contributi.
Chiaro, no?
Quello che non è affatto chiaro è perché tanti elettori, simpatizzanti e votanti di quel partito politico, inveiscano quotidianamente “contro i partiti” e “contro i politici”. In particolare contro le “false primarie” del PD e contro la “deriva autoritaria” di Matteo Renzi. Almeno il PD elegge il suo segretario attraverso primarie aperte, alle quali hanno partecipato l’ultima volta quasi due milioni di persone.
Ancora meno chiara è l’apertura di credito che tanti esponenti di “sinistra sinistra”, in odio al PD e a Renzi, avanzano nei confronti del M5S. Gli scissionisti lamentano la scarsa democraticità del PD, che pratica le primarie aperte a tutti, e poi guardano con simpatia a un movimento politico che ha avuto 37 parlamentari espulsi, nei primi due anni di legislatura. Che vergogna.

Con la leadership autocratica di Davide Casaleggio, il Movimento 5 Stelle si conferma un partito verticistico, ideologicamente totalitario, tipicamente giustizialista e giacobino. Un partito di incompetenti e avventuristi, pericoloso per il futuro della democrazia italiana.