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domenica 3 settembre 2017

“Storia dell’eternità”, di Jorge Luis Borges

(11) Infine, questa estate in vacanza ho letto “Storia dell’eternità”, di Jorge Luis Borges. Dovevo in qualche modo cercare di risollevarmi, dopo lo sconforto e la noia del libro precedente (vedi 10). Perciò mi sono rifugiato fra le pagine di uno dei più grandi autori di tutti i tempi. Non voglio sprecare superlativi, di fronte a Borges mi sento inadeguato persino a esprimere un giudizio. Preferisco lasciare la parola all’autore, con questa citazione sul concetto di Trinità.
“Ora, i cattolici laici la considerano un corpo collegiale infinitamente corretto, ma anche infinitamente noioso; i “liberali”, un inutile cerbero teologico, una superstizione, che i molti pogressi della Repubblica si incaricheranno di abolire. La Trinità, evidentemente, eccede queste formule. Considerata brutalmente, la sua concezione di un padre, un figlio e uno spettro, articolati in un unico organismo, sembra un caso di teratologia intellettuale, una deformazione che solo l’orrore di un incubo poté partorire. L’inferno è una mera violenza fisica, ma le tre indissolubili Persone provocano un orrore intellettuale, un’infinità soffocata, speciosa, come di specchi opposti”.
Naturalmente, precede e segue molto altro. Ho voluto riportare solo queste righe come un assaggio, un pizzico di gusto, una pagina fra mille altre di pari livello.

Ha scritto Dany Laferrière, Accademico di Francia, nel suo brillante libro "L'Arte ormai perduta del dolce far niente": “Da qualche anno, per me, Borges non è più di grande stimolo alla riflessione (lo conosco troppo bene). Piuttosto lo tengo accanto come un talismano, perché mi protegga dall’idiozia dilagante”. (fine)

giovedì 15 dicembre 2016

"L'arte ormai perduta del dolce far niente"

"Secondo me, la religione appare nel momento esatto in cui perdiamo la fede nella notte e nella poesia". A dispetto del titolo, "L'arte ormai perduta del dolce far niente", di Dany Laferrière, è tutt'altro che un libro vacuo e superficiale. (...)
L'autore più citato, qui e nell'intero volume, è Borges, che Laferrière ama molto: Da qualche anno, per me Borges non è più di grande stimolo alla riflessione (lo conosco troppo bene). Piuttosto lo tengo accanto come un talismano, perché mi protegga dall'idiozia dilagante". (...)
"Il più bel viaggio nel tempo che io conosca è quello che ci permettono di fare i libri (...) L'arte è davvero l'unico tentativo serio di dare una risposta all'angoscia dell'uomo di fronte a quel mostro insaziabile che è il tempo".
La mia recensione completa a questo link:
http://www.ilfoglio.it/libri/2016/12/15/news/l-arte-ormai-perduta-del-dolce-far-niente-111096/