Qui di seguito, la mia recensione di "Bellum. La guerra a Roma in 12 battaglie", di Marco Rocco (ed. Carocci) apparsa sul quotidiano Il Foglio di mercoledì 21 ottobre.
L’affascinante
storia dell’Antica Roma, dalla monarchia alla repubblica, all’impero, alla
decadenza, esercita da sempre attrazione e interesse presso il grande pubblico
dei lettori, incuriositi dalla prospettiva di un estemporaneo “ripasso” delle
proprie reminiscenze scolastiche.
Con
questo Bellum, lo studioso, docente e ricercatore Marco Rocco propone un
testo di assoluto rigore accademico e storiografico. Attraverso la
ricostruzione minuziosa di 12 grandi battaglie, l’autore ripercorre le tappe
fondamentali degli eventi che portarono, nel corso di alcuni secoli, alla
edificazione del più importante impero della storia universale.
In
ogni capitolo, è descritto preliminarmente il contesto storico-politico che
precede lo scontro, la complessità dei vari sistemi di alleanze (ciò che oggi chiamiamo “geopolitica”) e la conformazione
specifica del terreno su cui si svolsero gli avvenimenti, con varie cartine. Un’attenzione
molto dettagliata è riservata all’evoluzione degli armamenti, dell’equipaggiamento,
delle formazioni militari, nonché alle opere ingegneristiche e alle sempre più complesse
e sofisticate macchine belliche.
La
rassegna prende l’avvio da una clamorosa sconfitta: l’ignominiosa umiliazione
inflitta ai romani dai Sanniti di Gavio Ponzio presso le Forche Caudine, due
gole profonde, impervie e boscose, in cui l’esercito dell’Urbe rimane bloccato
e costretto alla resa. E’ in questa circostanza che Erennio, il vecchio e
saggio padre di Gavio, suggerisce al figlio di liberare tutti i prigionieri in
cambio di un trattato di pace, o altrimenti di ucciderli tutti. Il vincitore
sceglie invece di mortificare i nemici, facendoli passare uno a uno sotto il
giogo, disarmati e con la sola tunica indosso. La vendetta dei Romani sarà
spietata.
Il
volume procede poi nella ricostruzione di vari altri epici scontri, dalla
battaglia navale di Milazzo contro i Cartaginesi, alla celebre vittoria di
Cesare nell’assedio di Alesia contro i Galli di Vercingetorige, al trionfo di
Ottaviano a Segesta in Dalmazia e così via.
L’autore
cita con precisione tutti i celebri storici dell’epoca (Tito Livio, Strabone,
Plutarco, Tacito e altri) ma non manca di dare la parola agli sconfitti, con
l’amara invettiva che Calgaco, travolto in Britannia dai legionari di Agricola,
rivolge ai Romani:
“Sono i predatori del mondo: da quando sono venute meno le terre da conquistare, scrutano avidamente il mare; se il loro nemico è ricco, sono avidi, se povero, arroganti. Non li sazia né l’Oriente né l’Occidente: unici fra tutti, bramano con uguale cupidigia la ricchezza e la povertà. Rubare, trucidare, rapinare: questo, con falso nome, è il loro “impero” e, quando fanno un deserto, lo chiamano pace”.
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