giovedì 6 ottobre 2016

I Sì sono una sintesi, i No solo una somma

Ripropongo qui, in forma più estesa, una considerazione tutta “politica” sul referendum del 4 dicembre, che ha già suscitato una vivace discussione su facebook. (Sul contenuto della riforma mi sono già pronunciato varie volte e ancora lo farò nei prossimi giorni).
Parto da una banale constatazione: chi vota Sì al referendum, vota per qualcosa. Chi vota No, vota semplicemente contro.  Ma c’è dell’altro.
Quelli che votano Sì, come gli altri, non la pensano affatto allo stesso modo, fra loro: sono elettori del Pd, di Forza Italia, dei Cinque Stelle eccetera, insomma votano per i partiti più diversi. Ma in occasione del referendum, essi riconoscono la validità - o l’opportunità, che è quasi lo stesso - di una proposta riformatrice. Dunque il voto per il Sì è un voto “laico”, perché riunisce persone diverse, con opinioni diverse, intorno a un progetto ben identificato e mirato. Per tutti costoro, la riforma della Costituzione è una sintesi, un minimo comune denominatore che appunto li “accomuna”, li unisce.
Viceversa, i No hanno un solo obiettivo: abbattere, o indebolire, il governo Renzi, ma con intenzioni le più disparate e con ambizioni spesso contrapposte. I grillini votano No perché Renzi è “il nuovo Berlusconi”, mentre i berlusconiani votano No per preparare il ritorno del loro leader; la vecchia sinistra vota No accusando Renzi di una svolta a destra; mentre la destra - quella vera, razzista e xenofoba - vota No per portare al governo Salvini; e così via. In altre parole, coloro che votano No sono una somma senza significato.
Votare No non è un progetto, non è una proposta, non è nulla. Si vota No per un calcolo di partito, alla ricerca di un vantaggio tattico, oppure per un preconcetto, per antipatia verso Renzi. Votare No non è laico, ma settario (se si esclude forse un’esigua minoranza, sempre innamorata dei dettagli).
Quali saranno, dunque, gli effetti del referendum?
La vittoria del Sì produrrà un rafforzamento del governo, che condurrà in porto la legislatura fino alle elezioni del 2018. Nient’altro. Mentre dalla vittoria del No, chi trarrà vantaggio?
La vecchia sinistra, al più, riuscirebbe a precipitare il PD nel marasma: un miserabile premio di consolazione. Forza Italia si illude di rilanciare il suo leader ottantenne, ma il tempo lavora per Salvini e Meloni. Più di tutti trarrebbe vantaggio il Movimento 5 Stelle. L’incubo di un governo grillino diventerebbe allora imminente e concreto. Bell’affare.

2 commenti:

  1. cose brutte all’orizzonte, la caduta verso il grilli è una tragedia

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  2. Io cerco di fare la mia parte e di convincere chi mi legge a scongiurare questa sciagurata ipotesi

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