lunedì 3 ottobre 2016

Toh, Asor Rosa vota No

Sul Corriere di oggi, a pagina 4, Alberto Asor Rosa difende le ragioni del No al referendum sulla riforma costituzionale. Non mi stupisce affatto. Asor Rosa (classe 1933) è uno dei peggiori intellettuali “organici” che il comunismo italiano abbia prodotto in 70 anni di storia - e non è un confronto fra pochi. “Ma questa è storia vecchia”, direte voi. Mica tanto.
Appena cinque anni fa, nel 2011, Asor Rosa invocava su Il Manifesto “una prova di forza proveniente dall’alto”, con la proclamazione dello stato di emergenza, l’intervento di Polizia e carabinieri, e poi il “congelamento delle Camere” e “la sospensione di tutte le immunità parlamentari”, e poi ancora “nuove regole elettorali stabilite d’autorità dalla magistratura”. Insomma un colpo di Stato stalinista in piena regola. Oggi costui dichiara al Corriere che il progetto riformatore di Renzi sarebbe “pericoloso per la democrazia” (caspita, questa non l’avevamo mai sentita).
“Ma - direte ancora voi - il fatto che Asor Rosa sia per il No non dimostra nulla. Con il referendum non c’entra”. E invece c’entra, secondo me. Primo, perché questa adesione al fronte del No è emblematica; secondo, perché ancor più significative sono le motivazioni addotte. Anche in questa intervista, infatti, il vecchio stalinista non rinuncia a dare prova della sua proverbiale disonestà intellettuale.
In apertura Asor Rosa premette: “Non sono un costituzionalista, dunque i miei apprezzamenti hanno ben poco di tecnico”. Poi conclude la stessa intervista così: “Bisogna spostare il dibattito sul merito della riforma. Anche se Renzi, che è una figura di estrema mediocrità politico-culturale, tende a focalizzare tutto su se stesso”. Chiaro, no? Asor Rosa emette il suo giudizio tutto politico, non tecnico; ma se non si entra nel merito della riforma, la colpa è di Renzi.
Sapete quale dovrebbe essere, secondo Asor Rosa, il compito “dell’uomo della sconfitta”, cioè dell’intellettuale organico rimasto orfano di partito e ideologia, dopo il fallimento del comunismo? “Obbligare l’Occidente a vedersi, e dunque aiutarlo a dissolversi” (A. Asor Rosa, “La guerra”, Einaudi, Torino 2002, pag.151). Avete capito? Per questo, secondo Asor Rosa, bisognerebbe votare No: per aiutare le democrazie liberali non a riformarsi, ma a suicidarsi, come piacerebbe a lui.
Lui che, ancora a proposito di Renzi, scrive che “sta giocando su un abbassamento generale del tessuto politico e culturale italiano”. Senti chi parla, verrebbe da dire. Per fortuna, qualcuno che ha letto qualche libro e che si ricorda bene di Alberto Asor Rosa, ancora c’è.


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