giovedì 29 gennaio 2026

"Tiro al piccione", di Guido Salvini (Pendragon)

 Qui di seguito, la mia recensione di "Tiro al piccione", di Guido Salvini (Pendragon) apparsa sul quotidiano Il Foglio di mercoledì 21 gennaio.

“Di certo il prestigio della magistratura è ai minimi storici (…) Come ci si può affidare a un corpus di funzionari che è tutti i giorni sulle cronache giudiziarie dei giornali per le sue lotte interne senza esclusione di colpi? (…) Chi può avere fiducia in magistrati divisi in cordate i cui principali esponenti sono affacendati senza sosta a trafficare in raccomandazioni e anche peggio?”.

Con il suo nuovo libro, Guido Salvini farà di certo zompare sulla sedia parecchia gente. Nessuno potrà dire che si tratta del solito “attacco scomposto alla magistratura”. Al contrario, Tiro al piccione (Pendragon, 328 pagine) è un libro di verità, scritto da un magistrato assiduo fino ai limiti dello stakanovismo, un uomo integerrimo che ha molto dovuto soffrire e lottare in difesa del suo operato e della sua reputazione.

Salvini racconta i 40 anni di vita spesi nel Palazzo di Giustizia di Milano, al centro di alcune delle inchieste più importanti nella storia dell’Italia contemporanea.

I lettori del Foglio troveranno in queste pagine poche sorprese ma molte amare conferme: una su tutte, la consapevolezza che la magistratura organizzata ha rappresentato spesso un ostacolo all’accertamento della verità, in molte importanti inchieste. I giustizialisti invece si mangeranno le mani dalla rabbia, vedendo ruzzolare nella polvere vari falsi miti. Vedremo se e come i chiamati in causa reagiranno, o se sceglieranno il silenzio. Per non essere fraintesi: in questo libro si parla di Borrelli, D’Ambrosio, Casson, Ferrarella e molti altri ancora.

Nel corso dei decenni, le accuse mosse nei confronti di Salvini sono state numerose e dure, nello scoperto tentativo di distruggerlo professionalmente e moralmente. Nella ricostruzione dettagliata dei fatti, spiccano tre principali attacchi: la richiesta al Csm di un provvedimento disciplinare per “incompatibilità ambientale” (“Mi hanno portato via sette anni di vita, ora non possono più convocarmi per torturarmi”); una querela per diffamazione da parte di un generale dei Carabinieri, nel tentativo maldestro di coprire le gravi responsabilità dell’Arma nel delitto Tobagi; infine a posteriori, quando già si è ritirato in pensione, l’articolo falso e mistificatorio pubblicato con grande evidenza sul Corriere della Sera, a firma del Principe dei Cronisti Giudiziari, indispettito per essere sempre stato trattato al pari degli altri. Un attacco subdolo e vendicativo, anche questo finito in una bolla di sapone.

In tutte e tre le circostanze, un uomo retto, dal carattere forte e mite, ha avuto la meglio sulla meschinità di chi gliela aveva giurata.

Alla vigilia del referendum, tutti gli italiani dovrebbero leggere questo libro: “L’introduzione di una fase di sorteggio (…) annullerebbe in gran parte la quasi esclusiva espressione e controllo delle correnti nei confronti degli eletti e quindi del Csm nel suo complesso”.

 

 

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