venerdì 12 giugno 2020

Un post "orribile, squallido e malvagio"


Ugo Volli ha pubblicato su facebook l’elenco dei precedenti penali di George Floyd (vari reati minori, ma anche una condanna a cinque anni) invitando tutti a leggere bene e sottolineando il fatto che si trattasse di un delinquente abituale. Io gli ho risposto dicendogli di vergognarsi, poiché questi precedenti non hanno alcuna rilevanza nella circostanza in cui è stato assassinato (“strangolato”, per la precisione) da un agente di polizia, dopo essere stato ammanettato e steso ventre a terra. Ho definito il suo post “orribile, squallido e malvagio”.

Volli ha replicato così: “In tutti i casi di cronaca i precedenti (politici ma anche criminali) delle persone sono rilevanti. Perché non volete sapere chi era questo signore? Si tratta anche di giudicare se l’atteggiamento della polizia era o meno razzista, se potevano o meno temere da parte sua atti di violenza. E i precedenti naturalmente contano in questa valutazione. Semmai sarebbe interessante ripensare anche ai precedenti del poliziotto imputato, che non è certo un santo, proprio perché nel suo passato vi sono numerosi casi di comportamento violento. Bisognerebbe allora discutere un po’ di chi fa il poliziotto e del suo ruolo sociale. Ti ricordi della poesia di Pasolini su Valle Giulia?
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, / io simpatizzavo coi poliziotti! / Perché i poliziotti sono figli di poveri. / Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
“E’ sbagliato parlare di “strangolamento” – aggiunge Volli – che per la Treccani è “costrizione, per lo più mortale, esercitata su tutta la circonferenza del collo mediante laccio o cingolo fino a produrre asfissia”. Qui i poliziotti hanno usato (male, malissimo) delle tecniche di immobilizzazione che sono usate più o meno dappertutto. Non l’hanno picchiato o strangolato, l’hanno compresso per terra col peso sul torace”.
Fin qui le parole di Ugo Volli (ho omesso solo alcune considerazioni di carattere personale).

Per stabilire la verità, basterebbe l’ultima frase: tutto il mondo ha potuto vedere le immagini abominevoli di quegli otto minuti e mezzo, dunque tutti sono in grado di giudicare se il ginocchio dell’assassino fosse sul “torace”, come scrive Volli, o sulla gola della vittima.
Ma andiamo con ordine.
Come ho già avuto modo di scrivere, nella circostanza specifica dell’assassinio di George Floyd, i precedenti penali della vittima “non rilevano”. Ripeto: assolutamente NON RILEVANO. Se la morte fosse avvenuta durante una sparatoria, una colluttazione, un inseguimento, forse quei precedenti sarebbe serviti a ricostruire il quadro d’insieme; ma poiché quel disgraziato era già stato fermato, ammanettato dietro la schiena e bloccato con il ventre a terra, cioè in condizione di non nuocere, l’averlo soffocato con un ginocchio sulla gola non ha giustificazione alcuna. Che Floyd fosse uno specchiato cittadino incensurato, un criminale pluriomicida, o quel piccolo delinquente che effettivamente era, a quel punto, non ha la benché minima importanza, per definire le evidentissime responsabilità della sua morte.
(Giuridicamente, in Italia si definisce “omicidio volontario con dolo eventuale”, negli Usa l’imputato è accusato di “omicidio di terzo grado”: vedremo meglio al processo).
Viceversa, come Volli stesso è costretto ad ammettere, rilevano assai i precedenti del poliziotto assassino: una lunga serie di denunce per violenze, abuso di potere, ricorso all’uso delle armi eccetera, tutte regolarmente insabbiate o finite in nulla. Ciò porterebbe chiunque dotato di un minimo di coscienza a interrogarsi sul “sistema” e sui metodi della polizia americana: chiunque, ma non Ugo Volli, che si concentra pietosamente sul “ruolo sociale” dell’assassino (il ruolo sociale della vittima, evidentemente, non lo commuove e non gli interessa).
Qui siamo al completo rovesciamento di ogni logica e di ogni verità.
Ugo Volli non pubblica su facebook l’elenco dei precedenti dell’assassino (che “non è un santo”, si limita a constatare, bontà sua) per il quale anzi è disposto a trovare vaghe giustificazioni “sociali”, ma diffonde e reclamizza con grande enfasi i precedenti penali della vittima.
Come si può definire, se non malvagio, questo atteggiamento?
Il tentativo di derubricare una morte assurda a semplice incidente tecnico (“hanno usato male, malissimo, delle tecniche di immobilizzazione”) non è orribile, disgustoso, aberrante? E le ultime parole di Floyd, quella lunga sequenza di invocazioni, tutti quei “please… please… please…” che il mondo intero ha sentito, perché Ugo Volli non li pubblica sulla sua pagina di facebook? E ha anche il coraggio di chiedere a me: “Perché non volete sapere chi era questo signore”…? Che schifo.
Poi si arriva al grottesco. Volli cita - completamente a sproposito - Pasolini e la sua bella poesia sugli scontri di Valle Giulia: ma quelli erano “scontri”, appunto! Anch’io sto dalla parte della polizia, quando ci sono sassate, devastazioni, violenze da parte dei manifestanti. A quelli, Pasolini diceva: “Avete facce di figli di papà”. Un esempio che c’entra un cavolo a merenda, rispetto alla vita e alla morte di George Floyd.
Squallido, infine – come altrimenti definirlo? – il tentativo di discettare, Treccani alla mano, con l’esattezza del termine “strangolamento”. Non è forse morto strangolato, George Floyd? La sua gola non è stata compressa per otto minuti e mezzo, fino alla morte per soffocamento? Se uso le mani ti strangolo, se uso un “laccio, o cingolo” ti strangolo, e se uso un ginocchio, no…?
Vergognati, Ugo Volli. Vergognati. Cosa ti dice la tua coscienza, uomo?





2 commenti:

  1. bella la sua risposta a Volli, sottolineare i precedenti penali dell'assassinato per giustificare il comportamento del poliziotto. Silvio Brienza

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