Qui di seguito, la mia recensione di "Kyiv. La fortezza sopra l'abisso", di Elena Kostioukovitch (La Nave di Teseo) pubblicata il seconda pagina sul quotidiano Il Foglio di mercoledì 12 marzo, con il titolo "Kyiv come una fortezza ma anche come un teatro. Per vite grandi e tragiche".
“Piani
terribili. L’Europa sa bene di non avere garanzia reale contro questa sciagura.
In realtà, l’Ucraina svolge il ruolo di fortezza per l’Europa, elevandosi al di
sopra dell’abisso di menzogne e cinismo. L’altezza di Kyiv è anche un’altezza
morale”.
Dopo
aver indagato, con efficacia e non senza raccapriccio, “Nella mente di Putin”
(La Nave di Teseo 2022) Elena Kostioukovitch racconta ora la sua città e la sua
patria, in un libro di grande forza d’animo e di notevole valore storico,
letterario e umano.
“Kyiv.
La fortezza sopra l’abisso” è un piccolo gioiello di saggistica narrativa, un
mix di autobiografia e micro-biografie, un pamphlet doloroso ma soprattutto un vibrante
appello in difesa della frontiera orientale della civiltà europea.
Nel
ricostruire la storia recente della capitale ucraina, l’autrice narra le
vicende di alcune donne in fuga: un’anonima madre ferita, un’imperatrice, la
sua bisnonna, sè stessa. Queste singole vite hanno per teatro grande e tragico
la città di Kyiv, la sua architettura, le sue trasformazioni, le sue immani
sciagure.
“Un’altra
donna corre lungo via Shota Rustaveli, trascinando per mano la figlia. E’ la
tarda estate del 1941 (…) Questa donna che corre, Raya, non cadrà all’ingresso
del civico 23 e non morirà. Si salverà grazie alla propria determinazione e
dieci anni dopo andrà in vacanza sul mar Nero con la figlia, già adolescente.
La figlia è Vera, mia madre”.
Fra
i molti protagonisti, largo spazio è dedicato alla figura di Mikhail Bulgakov,
che – terrorizzato delle famigerate “perquisizioni” della polizia sovietica -
lascerà Kyiv per trasferirsi a Mosca nel 1918. Bulgakov è figura controversa, avverte
l’autrice: un grande scrittore che però sceglie, come Gogol nel secolo
precedente, la lingua russa come modalità espressiva. Egli quindi resiste come
può alla dittatura sovietica, ma non riconosce, nell’uso imposto di questa
lingua, lo strumento coercitivo utilizzato per secoli dai moscoviti, ai fini
della russificazione forzata dei popoli soggiogati.
“Anche
nella mia famiglia – spiega Kostioukovitch – la ricca lingua russa è stata
divinizzata e protetta in modo analogo. Viceversa, nella nostra cerchia nessuno
si preoccupava, appunto, dell’ucraino. Oggi va detto che si trattava di una
vera e propria cecità culturale. Ho vissuto un’epifania, ho cominciato a capire
cosa sia in verità l’Ucraina soltanto nel 2014 e, ancora più tragicamente, nel
2022”.
Grandi
protagonisti di “Kyiv” sono, inutile dirlo, Zelensky e gli eroici manifestanti
di Maidan. Del presidente è minuziosamente descritta la straordinaria capacità
comunicativa e anche psicologica, in particolare nelle prime fasi della guerra,
quando al buio, sotto le bombe, con il viso illuminato solo dalla luce bluastra
del telefonino, riesce a infondere calma e coraggio alla sua gente. Zelensky è
un innovatore in politica e nel linguaggio, il più capace nel rappresentare la
nuova Ucraina che resiste, nata nei mesi di lotta in piazza Indipendenza.
I
giorni di Maidan sono narrati con forte partecipazione emotiva: alla violenza
del governo filorusso si contrappone una piazza giovane, coraggiosa, piena di
empatia e fantasia creativa. Lo scontro è durissimo, prolungato nel tempo, con
molti morti, fino alla capitolazione e fuga a Mosca del corrotto Janukovych, il
23 febbraio del 2014.
Kostioukovich
racconta del bisnonno fatto fucilare da Stalin con accuse infamanti, e dell’abominevole
massacro nelle fosse comuni di Babyn Yar, nei dintorni della città, dove almeno
centomila esseri umani furono trucidati con un colpo alla nuca dai nazisti,
nella più grande strage di ebrei della Shoah svoltasi fuori dai campi di
sterminio. Il libro si chiude con parole di speranza: “In nessun caso la
‘prigione dei popoli’ (espressione di Lenin) sarà ripristinata di nuovo,
nonostante l’aggressione di Putin e le idee di tutti i politologi che per
qualche motivo lo ascoltano. Né l’Urss né l’impero russo possono essere
ripristinati (…) Nessuno toglierà all’Ucraina le ‘gesta’ che è già riuscita a
compiere”.
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